COME PUBBLICARE UN LIBRO E SOFFRIRE IL MENO POSSIBILE di Adele V.Castellano

LA RETE HA SPALANCATO LE PORTE DELLA PUBBLICAZIONE VELOCE E A BASSO COSTO ( O COSTO ZERO) A CHIUNQUE AMBISCA A METTERE NERO SU BIANCO LE SUE STORIE O I SUOI PENSIERI E FARLI LEGGERE  AGLI ALTRI. CI SONO QUELLI CHE NON  BADANO PIU' DI TANTO ALLA FORMA, L'IMPORTANTE E' PUBBLICARE, E CHI INVECE IL PROBLEMA SE LO PONE.
ADELE VIERI CASTELLANO, CHE DI LIBRI SE NE INTENDE, SIA PERCHE' LI SCRIVE, SIA PERCHE' LI LEGGE,  HA QUALCHE UTILE CONSIGLIO DA DARE AI NOVELLI SCRITTORI...

Emozioni. Tutti proviamo emozioni, trasformare le nostre sensazioni in segni o grafia è un atto ancestrale, precedente all’invenzione della scrittura: l’uomo di Cro-Magnon, sulle pareti della grotta dei Balzi Rossi a Ventimiglia, disegnò bufali, bisonti, cervi. In quelle pitture celebrava l’ansia, la paura, l’euforia della caccia. Nel suo modo primitivo di esprimersi, faceva parlare la sua anima e  comunicava con gli altri. Poi è arrivata la scrittura e i sentimenti, la gioia, il dolore sono diventate parole, testi, poesie. Essa non è solo un mezzo di comunicazione. È qualcosa di profondo, intimo ma dal semplice diario al romanzo, molta acqua scorre sotto i ponti.
Detto questo, tutti hanno una storia da raccontare. Ci innamoriamo delle parole, soprattutto di quelle che abbiamo scritto noi e il manoscritto, su cui abbiamo sudato per molte notti e molti giorni, è più di un parente prossimo: è un figlio. Per questo si scrive, per questo si ambisce alla pubblicazione e chi dice che non scrive per gli altri ma per se stesso mente, non sapendo di mentire. Nell’esatto istante in cui ha preso la penna in mano sa già che, prima o poi, qualcuno leggerà il suo intimo sentire, trasferito sulle pagine. Chi scrive, chi disegna, chi scava il marmo o modella la creta. Tutti lo fanno con un solo scopo: comunicare.
La carta è e resterà per sempre la testimonianza concreta di tutto questo, che sia di cellulosa o virtuale. Oggi con il self publishing è diventato facilissimo consegnare al mondo pensieri ed emozioni. Ma pare che esista ancora, prepotente e anelato dai più, il desiderio di essere pubblicati da una CE tradizionale. Desiderio più che legittimo, visto che vedere il proprio libro sugli scaffali delle librerie è davvero un’emozione unica.

Ma come si fa a pubblicare un libro? Quale sia la strada migliore o più rapida è scritto nelle stellequindi non lo sa nessuno. Direi che ogni manoscritto che arriva in una redazione segue un proprio destino, diverso e singolare. Andrà bene? Lo leggeranno? Perché non mi rispondono? Queste le domande, questi i miei suggerimenti, validi per tutte le pubblicazioni: cartacea, digitale o self-publishing.
Mandate il manoscritto a una casa editrice (CE) pertinente: niente gialli a chi pubblica saggi, niente storie d’amore a chi pubblica fantascienza e via dicendo. Sembra banale ma non lo è. Il “proviamoci lo stesso”, in questo caso, non ha senso. Vostro figlio finirà nel cestino, senza essere valutato. 
Classificate il vostro libro: fatelo rientrare in un genere commerciale. La maggior parte delle CE tende a eliminare i testi inclassificabili. Quindi cercate di capire in che genere può collocarsi il vostro manoscritto: romanzo storico, romance, chick lit, giallo con tutti i sottogeneri (noir, pulp, thriller, mystery, romantic suspense), fantasy, paranormal romance, young adult, horror, memoir e mi fermo qui ma voi no, voi indagate ancora.

Non dimenticate mai che con una CE tradizionale è condito sine qua non presentare un testo corretto, di buona qualità. Prima di tutto un testo con un font adeguato e credetemi, anche il font ha la sua importanza ed è fondamentale. Lasciate perdere il Comic Sans o l’Arial o il Cambria, usate un classico e non sbaglierete, il vecchio, abituale Times New Roman. Essere originali è un pregio, volerlo essere un difetto. Non spedite testi non giustificati a destra. Orrore! L’ordine innanzi tutto e imparate a usare le spaziature al posto delle tabulazioni (!) andate a capo con l’invio e NON con una serie di spazi vuoti, doppio orrore. Nei dialoghi, per cortesia, usate i caporali anche se non li trovate su word. Cercateli, la maggior parte delle CE li usa, fatelo anche voi.

Vedo già le vostre facce: ma dai, Castellano, tanto poi la redazione corregge. Vi faccio una domanda: voi andreste a un matrimonio vestiti di stracci? L’occhio vuole la sua parte e, per un addetto ai lavori, aprire un manoscritto e vederlo in “disordine” è un approccio negativo e non aiuta. E non ditemi: ma insomma, queste cose sono ovvie, le sappiamo a memoria. Non è vero. Ultimamente mi è capitato di mettere le mani su una serie di racconti e pochissime, delle aspiranti scrittrici, ha consegnato testi ordinati dal punto di vista grafico. Vi cito un proverbio, ma al contrario: l’abito fa il monaco, eccome!

La lingua italiana, questa sconosciuta. Voi invece dovete conoscerla come il palmo della vostra mano. Quando sarete famosi potrete fare come lo scrittore portoghese José Saramago, Nobel per la letteratura nel 1998 che, nel suo romanzo Le Intermittenze della Morte (2005), non usa né virgolette, né trattini, né a capo e, l’unica indicazione per l’inizio di una battuta, è data dalla maiuscola che segue la virgola. Non usa neppure i punti di domanda, né quelli esclamativi. La sua è una scelta consapevole, ha spiegato infatti che il suo è un tentativo di imitare il flusso della conversazione, così come si dipana nella realtà. Ma si possono stravolgere le regole solo se si ha ben presente cosa si sta facendo e perché e, comunque, attenzione: è tutto da dimostrare che i vantaggi superino i problemi e voi non avete ancora preso il premio Nobel.

Quindi un testo pulito, corretto ed efficace nelle tecniche narrative adottate e siate onesti: avete letto e riletto vostro figlio? Badate, non con l’occhio compiacente del genitore permissivo, che alle proprie creature concede tutto. Dovete leggerlo con l’occhio critico di colui che lo scopre per la prima volta. Ammetto, non è facile. Quindi dovrete darlo in mano a qualche amico? Conoscente? Parente? Lo zio Peppo, la zia Palmira, il cugino Simone, la mamma, Piero o la Giovanna o  Ernesto, o quel tipo che conosce mia sorella, grande professore all’università.
No, no e ripeto e che sia chiaro: no. Amici, parenti e altri “aficionados” non saranno mai sinceri. È più forte di loro, l’affetto, la stima, l’amicizia che vi lega non sortirà che complimenti entusiasti, dubbiosi o magari cauti, ma sempre lodi saranno. Non vogliono offendervi perché sanno che stanno parlando di vostro figlio e voi, dite la verità, glielo avete fatto leggere proprio per sentirvi dire: “ma che bello, ma come scrivi bene, io non sarei capace di mettere due parole in croce e invece tu… che genio!”. Forse non con cognizione di causa ma lo avevate sperato, eravate quasi certi che sarebbe finita così. 

E il professore di italiano? Chi meglio di lui può dirmi che mio figlio è un capolavoro? Attenzione anche qui: anche se hanno una laurea in lettere e anni di esperienza, ignorano molti dei criteri e degli standard adottati oggi dalle CE, ignorano il più spesso delle volte anche le tecniche della scrittura creativa. Finireste per ottenere un testo corretto solo dal punto di vista grammaticale che non è una bestialità, per l’amor di Dio, ma non basta.
Se dopo le lodi sperticate di amici e parenti avete spedito il manoscritto alla CE, seguendo almeno qualcuna delle indicazioni di cui sopra, non aspettatevi sempre e comunque una risposta. Quelli non sono vostri parenti (di solito), non sanno chi siete, non vi vogliono bene e del vostri sentimenti, che avete messo sulla carta, non gliene frega niente. Soprattuto sono professionisti che devono guadagnare e mi dispiace ma questa è la sola verità. Se la risposta la volete e sperate sia positiva, allora vostro figlio va prima messo in mano a un professionista qualcuno che sia imparziale, crudele, spietato come un assassino. Diciamo il vostro parente più antipatico, il professore più stronzo del liceo, l’amico insopportabile e saccente che riesce a far sembrare normale un participio. Oppure qualcuno che sia semplicemente, sinceramente, onestamente capace di dirvi la sacrosanta verità (scusate l'abuso dei -mente, ma qui ci volevano).

Fatto questo, fate riposare vostro “figlio” in un cassetto per un periodo di tempo più o meno lungo: quando lo riprenderete in mano voi stessi sarete più obiettivi e potrete ancora migliorarlo. Diventerete più critici perché, nel frattempo, siete cambiati perché la scrittura muta, è un divenire, magari avrete fatto un corso di scrittura creativa, avete capito che la rima sta bene solo nelle poesie, che il congiuntivo non è una malattia degli occhi e che la brachilogia non è un’affezione dei bronchi, ma una figura retorica e che gli avverbi sono inutili.
Ora non vi resta che aspettare e aspettare. Molte volte ho sentito queste frasi: "ma perché non mi pubblicano? Eppure scrivo bene! Eppure quella là ce l’’ha fatta e scrive come me. Insomma, ma cosa pretendono?" Come ho detto più sopra e che sia chiaro: gli editori non sono buoni samaritani, non sono vostri parenti e il loro indirizzo non è Lourdes. Non fanno miracoli, non trasformano uno scribacchino in uno scrittore, non vi faranno favori e devono guadagnare. Quindi, a meno che il direttore editoriale della CE a cui avete inviato il vostro manoscritto non sia un amico o un parente (capita, capita eccome se capita…), non sperate in un miracolo. La scrittura è sudore, sacrificio, lacrime e sangue.
Il resto della storia è tutta da scrivere e ricordate: se ricevete un rifiuto non sarà alla vostra persona,  alle vostre capacità o ai vostri sentimenti. Chi vi dice che ciò che avete scritto non va bene o è da cambiare, modificare, correggere, non è il vostro peggior nemico ma il solo amico che avete trovato, in quel mondo così facile da vivere che è la piaggeria. Il mio migliore amico è colui che mi stronca, con cognizione di causa. Ripetetelo allo specchio molte, molte volte, perché quel “no, non va bene” non vi deve mai offendere ma spronarvi a far meglio, a valutare con occhio critico vostro figlio, per studiare ancora e ancora ogni pagina, ogni parola.
Concludo, ma vi dico un'ultima cosa: la cattiva scrittura, qualunque criterio si adotti per definirla, qualche volta raggiunge la pagina stampata e la pubblicazione non la santifica. Nel corso degli anni mi è capitato di leggere di narrativa scritta male, errori, bestialità, obbrobri di ogni genere. Eppure quei libri erano là, sui famigerati scaffali di quella libreria in cui vorreste essere anche voi. Consoliamoci pensando che anche gli scrittori competenti ogni tanto sbagliano e così le CE e chi sceglie e decide di pubblicare un libro. In molti casi, quando un errore vistoso arriva fino alla pubblicazione, è perché la svista è oscurata dalla qualità dell’insieme. Molte volte ci sono altri motivi, più tristi e ovvi che non vi sto a citare. Non è questo il luogo, né avrei il tempo di farlo.
In bocca al lupo. 












SIETE AUTRICI O ASPIRANTI AUTRICI? COSA PENSATE DI QUESTI CONSIGLI DI ADELE? SIETE LETTRICI? AVETE AVUTO A CHE FARE CON LIBRI SCRITTI COSI' COSI' ULTIMAMENTE? AUTOPUBBLICATI O DI CASE EDITRICI NOTE? COME REAGITE SE UN LIBRO HA UN EDITING NON CURATO?


QUESTIONE DI CUORE di Carmen Bruni (Fabbri) -> Recensione e Intervista all'autrice

AutriceCarmen Bruni
Genere: New Adult
Pubblicazione: inizialmente auto-pubblicato su Amazon, poi dalla Fabbri Editori, uscita 12 Marzo 2015,pp.272,  €15,90  
Parte di una serie: Primo di una serie di romanzi autoconclusivi
Livello sensualità: MEDIO
Disponibile in ebook? Si, € 6,99 

TRAMA: È difficile custodire per tanti anni nel proprio cuore un amore non corrisposto. È ancora più difficile se si tratta del migliore amico di tuo fratello. Diventa impossibile se lui ti considera poco più che una sorella. Giorgia, ventitré anni e il sogno di diventare fotografa, ogni volta giura a se stessa di lasciar perdere, di andare avanti per la sua strada e ogni volta, puntualmente, ritorna sui suoi passi. Finché qualcosa non sembra cambiare. Alessandro, dopo aver trascorso un anno a Londra per dimenticare un dolore troppo profondo anche solo da raccontare, non è più quello di prima. C’è un’ombra nuova nel suo sguardo, quella di un segreto difficile da custodire e impossibile da perdonare. E qualcosa nel suo atteggiamento verso Giorgia è cambiato: non è più protettivo, ma geloso e possessivo, e le continue battute si sono trasformate in occasioni per flirtare e sedurla. Il fatto che si sia trasferito nell’appartamento accanto a quello della ragazza rende la situazione ancora più complicata… Giorgia scopre un Alessandro diverso, che finalmente la tratta come una vera donna: la osserva, la studia, la tocca. Ormai convinta che il suo sogno si stia per avverare, Giorgia però non sa che la realtà è ben più complessa e che ci sono verità che, se svelate, sono in grado di spezzare antiche amicizie e promesse. Quale sarà il prezzo di questo amore? E che cosa nasconde Alessandro con tanta tenacia?


Giorgia ha 23 anni e ama Alessandro da quando era bambina. Non è una cotta di quelle comuni: dieci anni a struggersi per il migliore amico di suo fratello l'hanno convinta che dimenticare Ale sia quasi impossibile. Soprattutto se lui abita nell'appartamento di fronte al
Cover dell'ediz. selfie
suo. Per un crudele scherzo del destino Ale la tratta come una sorellina senza accorgersi di cosa lei provi fino in fondo. Perlomeno finché non scatta un dolcissimo e inaspettato bacio che gli lascia il sapore di Giorgia sulle labbra per giorni.
 Te ne vai così in fretta? Eccolo, un uragano che semina morte e distruzione e dopo svanisce come se non fosse mai esistito, lasciando solo il suo nome che aleggia nell’aria.
Il romanzo in alcuni punti mi ha lasciato un po' insoddisfatta, tanto che girando la pagina avevo paura di leggere proprio ciò che mi ero immaginata. I due personaggi sono caratterizzati davvero bene, forse grazie anche alla narrazione a due voci che permette di entrare nella testa di entrambi, durante la lettura i personaggi ti sembreranno i tuoi due migliori amici.
Ogni tanto avrei voluto entrare nella storia per prendere a calci Alessandro e per scuotere Giorgia fino a farla rinsavire, se leggerete il libro capirete il perché.
Scritto bene nel complesso e con quella ironia di fondo di Giorgia verso se stessa che dà nel contempo leggerezza e vitalità alla storia.
Per essere un romanzo d'esordio attendo il seguito con ansia, anche perché parlerà del fratello di Giorgia e della loro coinquilina, Annabelle, forse il personaggio che mi è piaciuto di più in questo romanzo.






INTERVISTA A CARMEN BRUNI

LMBR: Benvenuta sul blog! Leggendo QUESTIONE DI CUORE sono sicura che molte donne non abbiano fatto fatica a immedesimarsi nella protagonista: Giorgia. Un po' ironica verso se stessa ma con un'eco di insoddisfazione. Da dov'è nato questo personaggio? Avevi qualcuno in mente?
Carmen Bruni: Quando è nata Giorgia non mi sono ispirata a nessuna persona in particolare. Si è creata da sé e ogni tanto ho aggiunto un pizzico della mia ironia e delle mie paranoie, per fortuna comuni a molte donne.

LMBR: Il romanzo, inizialmente, gira intorno a un amore non corrisposto. Giorgia è innamorata di Alessandro da sempre ma lui la vede come una sorellina. La nostra protagonista cerca in tutti i modi di giurare a se stessa che lascerà perdere quell'amore che riesce a ferirla come nulla al mondo ma torna sempre nei suoi passi. Credi che sia così: che quando si ama è impossibile smettere?
C.B.: Se ami… Ami. Non si può smettere da un momento all’altro, abbassare un interruttore e tutto finisce. Forse in certi casi sarebbe bello, ma non credo che possa accadere nemmeno alle personalità più forti.

LMBR: Passiamo ad Alessandro, l'altro protagonista. E' il miglior amico di Carlo, il fratello di Giorgia, e ha un sacco di ragazze intorno. Sembra non accorgersi di Giorgia ma quando lei inizia a uscire con un altro pare geloso. E' la gelosia a fargli capire che Giorgia sia importante per lui o già
l'aveva capito e proprio per questo non può fare a meno di essere geloso?

C.B.: Alessandro gira sempre in tondo attorno a Giorgia, spinto da qualcosa che non riesce a vedere, per lui è un gesto involontario, che involontario non è. La gelosia gli fa aprire gli occhi una volta per tutte.

LMBR:  Torniamo alla storia. E' narrata a due voci, hai trovato più difficile scrivere le emozioni di Alessandro, la parte maschile, rispetto a quelle di Giorgia?C.B.:È stato più difficile narrare la parte femminile, stranamente i personaggi maschili mi vengono con una spontaneità che mi sconvolge!

LMBR:  Ho letto che stai lavorando al seguito. Puoi dirci qualcosa in proposito?
C.B.:Sì, sto lavorando al seguito di cui i protagonisti saranno Carlo e Annabelle. A proposito di questa storia posso dire che sarà molto diversa da QESTIONE DI CUORE, un amore differente. Ho chiamato di proposito questa serie Raimbow of Love perché con ogni storia volevo descrivere un tipo d’amore diverso. Con quello di Giorgia e Alessandro volevo trasparisse l’amore vero che non svanisce negli anni, qualcosa di puro. Quello di Carlo e Annabelle sarà più… molto più… Presto ve lo dirò! :D

LMBR: Grazie mille per il tempo che ci hai dedicato e in bocca al lupo con i tuoi futuri lavori!




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L'AUTRICE
Carmen Bruni ha poco più di trentanni. Grandissima lettrice di storie d'amore, ha iniziato a scrivere questa storia per gioco, ha continuato perchè non poteva più farne a meno. Questo è il suo primo romanzo.
VISTA LA SUA PAGINA FACEBOOK: 


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QUATTRO SECONDI PER PERDERTI di K.A.Tucker ( Newton Compton) -> Recensione

Autrice: K.A. Tucker 
Titolo originale: Four Seconds to Lose
Traduttore: Rosa Prencipe e Andrea Russo
Genere: New adult/ Contemporary romance
Ambientazione: Usa
Pubblic. originale: Atria Books , 2014, pp.392
Pubblic. italiana: Newton Compton , coll. Anagramma, 14 maggio 2015, pp.382, €9,90
Parte di una serie: 3° della serie Dieci Piccoli Respiri
Livello sensualità: ALTA
Disponibile in ebook? Sì, €4,99


TRAMA: Cain ha ventinove anni e gestisce il suo strip club, l'unico locale in città in cui non gira droga e le ragazze non si prostituiscono. Lui cerca anzi di proteggerle come può, senza tuttavia farsi mai coinvolgere personalmente. La regola numero uno per Cain è tenere gli affari di cuore, e di letto, fuori dal Penny's. Ma quando la bionda Charlie Rourke entra nel suo ufficio per un colloquio di lavoro, le cose si complicano... La giovane Charlie è fatalmente attratta dal suo capo tenebroso, anche se qualcosa di molto più grande di lei richiede la sua attenzione e non c'è tempo per le storie d'amore: travestimenti, appuntamenti segreti, viscidi trafficanti di droga e un passato avvolto nel mistero sono il pane quotidiano della bella spogliarellista. Un incontro ravvicinato bollente e inatteso cambia le cose per tutti e due, ormai travolti dalla passione. Ed è proprio per proteggere il suo grande amore che Charlie dovrà fuggire lontano, lontano da lui...


Nelle ultime settimane mi ha accompagnato uno stato di deprimente apatia narrativa e niente di ciò che leggevo sembrava scalfire questa sensazione. Almeno fino a ieri, quando terminando questo splendido romanzo mi sono sentita appagata, serena e più leggera perché il blocco del lettore è un macigno pesante da portare. Questa storia racconta l’amore che nasce dal dolore. Il dolore che spezza il cuore di Charlie, vittima di un patrigno narcotrafficante che non esita a coinvolgerla fin da giovanissima nei suoi loschi traffici. Il dolore è anche parte della vita di Cain giovane uomo ventinovenne che, dopo aver perduto la famiglia sterminata per una vendetta legata al mondo della droga, ha cercato di dare un senso alla sua vita aprendo un locale di strip club, cercando però di aiutare le ragazze, offrendo loro un lavoro sicuro e protezione incondizionata. Il ragazzo vive nell’oscurità, tormentato dal ricordo di un padre padrone a cui ha concesso di invischiarlo nel giro dei combattimenti clandestini, dove aveva la meglio chi non soccombeva agonizzante al tappeto. Cain ha provato ad amare ma è rimasto ferito, perdendo la donna dei suoi sogni nel modo più tragico possibile. La sua vita scorre lenta tra la gestione del locale ed incontri occasionali con donne che non lo conoscono davvero e che si accontentano del suo aspetto splendido di uomo virile e vissuto. Tutto cambia il giorno in cui Charlie mette piede nel suo locale implorando un lavoro. Il ragazzo capisce subito che la giovane donna nasconde qualcosa, ma la sua missione è mettersi a disposizione del prossimo, per cui accetta di assumerla. Fin da subito è chiara l’attrazione che lega i due giovani, un’attrazione selvaggia che cresce giorno dopo giorno, spettacolo dopo spettacolo. Ma ad unire questi due ragazzi è anche una forte complicità emotiva che li spinge a confessarsi segreti terribili che potrebbero condurli ad un punto di non ritorno.
L’autrice è straordinariamente brava a tenere alta la tensione fino alla fine, tutto potrebbe accadere e questa consapevolezza impedisce al lettore di rilassarsi, restando sempre vigile, in attesa del colpo di scena finale. Ma a parte la suspense e l’amore a coinvolgere è anche l’ambiente lavorativo dove si svolge gran parte della narrazione, perché ci porta a scoprire un mondo inedito, un mondo all’apparenza torbido ma  popolato da presenze in prevalenza positive che nascondono tutte una storia familiare dai contorni tragici dove alberga la voglia di riscatto e redenzione. Cain è un personaggio estremamente perbene, una persona pulita che nonostante l’ambiente moralmente discutibile in cui è coinvolto, cerca sempre di rimanere nella legalità e punisce chi non resta estraneo al mondo della delinquenza. Il suo amore per Charlie nasce gradualmente, lui la rispetta e cerca di tenerla al sicuro per quanto possibile, le scene d’amore non sono troppo esplicite e soprattutto sono avulse da ogni volgarità, perché denotano una stima reciproca e un desiderio sincero di costruire qualcosa di vero e duraturo. Consiglio questo romanzo a chi crede nelle seconde possibilità che la vita attraverso l’amore pone sulle nostre strade e soprattutto se volete innamorarvi senza riserve di un maschio alfa con un senso dell’onore incorruttibile.








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LA SERIE DIECI PICCOLI RESPIRI ( TEN TINY BREATHS)
0.5. In Her Wake (2014) - novella 
1. Ten Tiny Breaths (2012)- 
ed.italiana: DIECI PICCOLI RESPIRI, Newton Compton - luglio 2014 
2. One Tiny Lie (2013) - 
ed.italiana: UNA PICCOLA BUGIA, Newton Compton - dicembre 2014 - Trent Emerson e Kacey Cleary
3. Four Seconds to Lose (2013) 
ed.italiana: QUATTRO SECONDI PER PERDERTI, Newton Compton - dicembre 2014 -
4. Five Ways to Fall (2014) - ed.italiana: CINQUE RAGIONI  PER ODIARTI, Newton Compton - esce in ebook il 23 luglio 2015 



L'AUTRICE
K.A. Tucker è nata in una piccola cittadina dello stato dell' Ontario (Canada). Ha pubblicato il suo primo libro a sei anni con l'aiuto della bibliotecaria della sua sua scuola elementare e una scatola di pastelli. E' una lettrice vorace e non è assolutamente  snob, legge tutti i generi dal Fantasy al Chick Lit. 
Al momento Kathleen vive in una graziosa cittadina appena fuori Toronto con il marito, due belle bambine e un'estenuante nidiata di creature a quattro zampe.

VISITA IL SUO SITO: http://www.katuckerbooks.com/


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INTERVISTA A BARBARA CINELLI ALIAS ERIN E. KELLER



Durante il primo MM meeting che si è svolto a Montegrotto Terme in provincia di Padova lo scorso 9 maggio( vedi qui) , c’è stata quella che si può definire una deliziosa rivelazione che mi ha dato modo di poter vedere e abbracciare fisicamente, e non solo più virtualmente, una delle più amate (almeno per me) autrici di MM romance. Quando parlo di autrici non faccio distinzioni tra italiane e straniere, ma è un grandissimo piacere, e perché no, anche un orgoglio, dire che l’autrice di cui mi accingo a parlare è italiana dalla punta dei capelli fino ai mignoli dei piedi. Sto parlando di Erin E. Keller. È stata una sorpresa di quelle che  ti lasciano col sorriso sulla faccia, un sorriso un po’ ebete a dire il vero, perché col senno di poi dici: caspita dovevo capire che era lei, gli indizi c’erano e ben visibili.
Ma andiamo con ordine.
Arrivo al meeting e mi avvicino a Barbara Cinelli per salutarla e le chiedo: “Senti... dove sta Erin?” e lei mi rivolge un’occhiata strana, è tesa, nervosa, e mi fa: “Arriva, arriva...” e mi dà una grattatina in testa. La guardo e capisco, e rimango lì impalata come uno stoccafisso norvegese che si sta essicando al sole. Giuro. E poi la abbraccio, perché realizzo in quel momento che la donna che stimo per la sua intraprendenza è la stessa donna che stimo per il suo talento come scrittrice. Cominciamo a chiacchierare e mi confida che teme la reazione del pubblico, teme che non venga capito il perché di questa scelta. Ecco allora Barbara, spiega.

LMBR:  Come nasce Erin E. Keller? Perché?
ERIN E. KELLER: Erin nasce a ottobre 2012, qualche mese prima che la Triskell apra i battenti. 
Ai tempi lavoravo ancora per la Dreamspinner, ma sentivo una necessità quasi fisica di creare qualcosa di mio, una realtà che potesse aprire le porte agli autori M/M italiani (in un primo momento non avevo pensato agli stranieri. L’apertura all’estero è stata un’illuminazione arrivata dopo alcuni mesi). E così mi sono messa a fare due conti, a ragionare sui pro e i contro, a cercare la soluzione ideale che mi permettesse di tastare con mano il mercato. Partire con una nuova realtà imprenditoriale in Italia, per quanto piccola, sappiamo benissimo che di questi tempi è un azzardo. Se poi tale realtà è legata all’editoria, l’azzardo è doppio. 
Come ho detto al meeting, io scrivevo già da tempo, e forse avrei anche potuto presentarmi con il mio nome, avrei attirato le mie amiche e mi sarei forse assicurata un po’ di lettori sin dall’inizio, ma non era quello che volevo. Mi sarebbe servito al momento, certo, ma non mi avrebbe comunque dato un’idea realistica della
reazione che avrebbero potuto avere i lettori “reali”. La cosa che mi premeva maggiormente era capire se c’era davvero spazio per un’autrice sconosciuta. Perché l’idea era proprio dar voce a tutti quegli scrittori sconosciuti di un genere di nicchia e ancora poco diffuso. 
E così ho deciso di creare Erin e usarla come cartina tornasole (tant’è vero che è stata utilizzata per tutti gli esperimenti della Triskell, è un po’ una cavia virtuale). Ho deciso che, visto che stavo per buttarmi nella mischia, l’avrei fatto rischiando io in prima persona, sia come editore che come autrice. Se fosse andata bene – com’è andata – avrei potuto offrire spazio a molti altri autori. Se fosse andata male, ci avrei rimesso solo io e non avrei fatto “affondare” qualcun altro con me.
E poi mi piaceva l’idea di partire con un racconto gratuito, per mostrare ai lettori cosa potevamo fare, offrendo una lettura senza farli investire subito su di me/noi. Così è nato The Scar, la Triskell l’ha pubblicato ed Erin ha iniziato pian piano a farsi un suo giro (ribadisco che il fatto che parli di lei come una persona reale è perché in qualche modo lo è, e perché se non la tengo distinta da me rischio di impazzire). Ha curato da sola la sua promozione, a modo suo. E devo dire che ha funzionato. Sono molto soddisfatta. Anche Erin lo è. ;-)

LMBR: :Quanto di Barbara Cinelli c’è nel personaggio di Erin? Io ho sempre avuto la sensazione che Erin tenesse le distanze, socievole sì, ma riservata, cosa che invece Barbara non fa. Dove finisce Barbara e comincia Erin?
E.E.K: In sostanza, c’è tutto. Marito, gatti, capo in ufficio, tatuaggi, gusti musicali, casa davanti a un campo di grano, richiamo ancestrale che mi attira verso l’isola di smeraldo, tutto. Io dico sempre che Erin è Barbara senza le preoccupazioni, ecco perché raramente postavo cose di vita quotidiana. Ne avevo già abbastanza dall’altra parte ;) Essere Erin era un po’ come staccare la spina, anche se era necessario mantenere un po’ le distanze, un po’ per spirito di conservazione, un po’ perché sdoppiarsi non è facile e mantenere con entrambi i profili i rapporti con la stessa persona, soprattutto quando ci vai d’accordo, non ti fa sentire bene dentro. O almeno era così per me. Sono una persona molto estroversa e diretta, e mi avete visto, penso che si percepisca che non c’è niente di costruito in me. Anzi, spesso temo di essere troppo trasparente per il lavoro che faccio, ma non potrei essere diversamente. 
Quindi ecco, siamo completamente intercambiabili. Non esiste un personaggio creato ad arte. Erin sono io, solo non a tutto gas.

LMBR: Tutti noi siamo sui social praticamente tutti i giorni. Allora: con il nome di Barbara Cinelli hai un account Twitter personale e uno come Triskell, hai un profilo Facebook, una pagina FB come Triskell, un sito web come Casa editrice. Col nome di Erin E. Keller hai un accout Twitter, un profilo Facebook, una pagina autore in FB in italiano, una pagina autore sempre in Fb ma in inglese, un gruppo chiuso su FB e un gruppo su Goodreads...dimentico qualcosa? Come fai? Come riesci a conciliare tutto?
E.E.K.: Più o meno c’è tutto, visto che il blog di Erin lo uso davvero poco. Ci sarebbe anche Google + e il Goodreads mio (Barbara), ma quelli sono i social meno impegnativi per me. Come faccio? Onestamente non lo so. E la domanda non si ferma solo ai social. Spesso mi fermo a chiedermi – o me lo chiedono gli altri – come riesca a fare tutto ciò che faccio. Credo di essere una forma di vita in qualche modo avanzata sotto l’aspetto del multitasking! 
Tornando ai social, sicuramente ciò che mi aiuta di più è SantoTweetdeck. Puoi inserire tutti gli account Twitter che vuoi, avere mille colonne che ti mostrano in tempo reale tutto ciò che vuoi. E poi ho installato tre browser diversi sul pc, dedicati a cose diverse: Firefox è dedicato a me, con tutti i miei social e siti. Chrome è per Erin, con tutto ciò che è legato a lei. E Opera raccoglie tutto ciò che riguarda la Triskell. Ottimizzo.

LMBR: Come nascono le tue storie?
E.E.K.: Perlopiù per caso. The Scar (vedi qui ), per esempio, è nato semplicemente guardando la pubblicità di Blue de Chanel con quel meraviglioso Gaspard Ulliel tutto corrucciato. E mi sono vista la scena: Sean che si protende a sollevargli gli angoli della bocca per farlo sorridere. Partendo da quell’immagine mentale ho costruito poi tutto il resto della storia. La storia contemporanea che sto scrivendo ora, invece, è nata guardando la fotografia in bianco e nero di un ragazzo. L’idea del “noir” invece, mi è venuta leggendo un articolo sulla Strage di San Valentino a Chicago nel 1929. Devo anche ammettere che, a parte Jerry è meglio, sia in Eri come sei che in The Scar c’è parecchio di me, quindi sono stata in qualche modo “avvantaggiate” in termini di approfondimento di alcune questioni. 

LMBR: Credi che adesso ci sarà un atteggiamento diverso nei tuoi confronti come Barbara ora che Erin ha il tuo volto?
E.E.K.: Io spero di no, sinceramente, e per ora non ho notato nulla di strano. Era una delle mie più grosse paure. Perdere in qualche modo qualcosa nel momento del coming out, sia come Barbara che come Erin. Mi sarebbe dispiaciuto molto. 
Poi ci ho riflettuto e mi sono detta che come editore non ho nulla da recriminarmi, quindi se qualcuno dovesse storcere il naso perché sono io Erin, oltre a non poterci far niente, onestamente la cosa non mi disturberebbe più di tanto. Non penso che la serietà del mio lavoro possa essere messa in discussione per questo. Non potrebbero nemmeno dire che ho avvantaggiato Erin perché sono io, perché basta fare un giro sul mio FB per vedere cosa NON ho fatto per lei. E penso che anche i blog sappiano che nessuno ha mai raccomandato Erin. Quindi ecco, ho la coscienza molto a posto in tal senso, quindi sono arrivata a decidere che, se qualcuno dovesse cambiare atteggiamento nei miei confronti, beh… mi dispiacerebbe, ma non mi toglierebbe il sonno. 
Se invece parliamo del fatto che sappiano che scrivo M/M… Chi mi conosce come Barbara lo sa da anni, e comunque sono un editore impegnato proprio a pubblicare romanzi M/M, quindi direi che non è per niente un problema per me essere abbinata a quel genere.

LMBR:  Premetto che questa domanda non è per nulla disinteressata. Anzi. Io aspetto paziente.
Che progetti ha Erin per futuro? 
E.E.K.: Due progetti in italiano, che sono i due lavori che ho menzionato poco sopra. Un contemporaneo più “serio” dei soliti che scrivo, una storia di due uomini soli che si nascondono in modi diversi: uno dei due in the closet e l’altro dichiaratamente gay ma chiuso in un guscio. Due solitudini che si incontrano. L’altro è invece ha un’ambientazione noir e richiede una dose di ricerca non indifferente. Le mie colleghe mi hanno obbligato a finirne uno per quest’estate, quindi è quasi certo che per ottobre uscirà qualcosa.
All’estero: sto traducendo The Scar per proporlo a una CE americana, e che Dio me la mandi buona.
I progetti in Francia e Spagna vanno avanti ed è una soddisfazione immane.

LMBR:  Che progetti ha Barbara per il futuro?
E.E.K.: Non fermarmi. Perdonami l’uso del “voglio”, ma voglio che la Triskell produca e produca e produca. Voglio che diventi un punto di riferimento nel panorama degli M/M in Italia, voglio che cresca in continuazione. Personalmente continuerò a dare il 200% in tutto ciò che faccio e cercherò sempre di farlo al meglio.

LMBR: Parliamo della Triskell. Ci sono gli autori che vorresti nella tua scuderia ma che i motivi più disparati ancora non ci sono o non potranno esserci? Quali sono le prossime uscite? Il 2016 cosa ci riserva?
E.E.K.: Italiani: Valerio Lo Martire. Dopo averlo conosciuto al meeting e aver iniziato a leggere Nephilim, lo vorrei proprio nella mia scuderia.
Stranieri: Hayley B. James che io adoro profondamente perché il suo Undercover sins mi ha rubato il cuore, ma purtroppo è già stata tradotta da DSP, Ella Frank perché è un’autrice che ha fatto tanto parlare di sé e penso che ci farò un pensierino in futuro, e Aleksandr Voinov che ho intenzione di corteggiare a
breve.
Le prossime uscite saranno:
Billy’s Bones di Jamie Fessenden. Non lo dico perché l’ho tradotto io, ma consiglio caldamente questo libro, anche se consiglio altrettanto caldamente di leggere le avvertenze iniziali.
Trouble and the Wallflower di Kade Boehme
Too stupid to live di Anne Tenino
Guarded di L. A. Witt e Cat Grant
A luglio pubblicheremo poi il terzo e ultimo libro della serie Blind Faith di N. R. Walker e con buona probabilità il secondo della serie Adrien English di Josh Lanyon.
Nel 2016 vi aspettano, a partire da oggi, ancora 26/27 romanzi M/M, e 32 sono già programmati per il 2017.

LMBR: Si è parlato di una collaborazione Triskell/DSP. Puoi spiegare di cosa si tratta?
E.E.K.: È da parecchio che si parla di questa cosa, ma a tutti gli effetti non era mai stato deciso nulla. Già tempo fa Elizabeth North, Executive Director della DSP, aveva ventilato l’idea di voler pubblicare i cartacei DSP appoggiandosi a noi per la produzione e divulgazione tramite Amazon, visto che siamo già attive e strutturate in tal senso. Dopo che un progetto simile è partito in Francia, siamo tornate sul discorso, e l’idea sarebbe di creare una collaborazione tra le nostre CE. In sostanza, Dreamspinner cederà a Triskell il diritto di pubblicare su cartaceo le traduzioni italiane dei libri usciti come Dreamspinner Press qui in Italia. Quanti e quali e quando, ancora non lo possiamo dire. Ci stiamo lavorando.

LMBR:  Un’ultima domanda. Come dobbiamo chiamarti ora? No scherzo, seriamente: Erin continuerà a esistere sui social ora che si sa chi è in realtà? 

E.E.K.: Sì, Erin continuerà a esistere, anche perché conosce parecchie persone online, ma non tutte sanno chi sia in realtà. Ho un giro di conoscenze che esula dai romanzi M/M in Italia. Ho lettori all’estero, sia americani che spagnoli, e spero che altri lettori si aggiungeranno, anche italiani, ai quali non ho intenzione di dire per forza chi sono. Se arrivano a Erin e restano da Erin, va benissimo così. Ho un giro di amicizie su Twitter che mi conosce come Erin e alle quali non interesserebbe nemmeno sapere che sono Barbara, quindi sì, Erin resterà.
Ringrazio La Mia Biblioteca Romantica per questa bella intervista e per avermi dato l'opportunità di approfondire determinati aspetti della questione legata al mio pseudonimo. E ringrazio Alessandra, che con uno sguardo mi ha quasi fatto crollare al meeting. Un momento che non scorderò facilmente.
Un bacio.

Grazie a Barbara Cinelli, e anche a Erin E. Keller in questo caso, per aver gentilmente risposto. 
****
Voglio fare una considerazione personale come blogger. Avendo a che fare con autori ed editori, è normale che si sviluppino affinità con una persona più che con un'altra, indipendentemente dal ruolo che questa ricopre, ma solo ed esclusivamente per una sorta di compatibilità per ciò che riguarda il carattere, i gusti, la personalità. Ci sono persone che, nonostante ricoprano delle cariche che dovrebbero garantire loro una certa “distanza dal pubblico”, non tanto per desiderio di isolamento, quanto per necessità, hanno invece un atteggiamento di apertura e di disponibilità che le rende accessibili e amabili. Una di queste è Barbara. Il suo modo di fare, socievole ed estroverso, è, secondo me, il suo biglietto da visita per il successo. 

La Mia Biblioteca Romantica augura a Barbara Cinelli un futuro ricco di soddisfazioni come Editore, e a Erin E. Keller, che riesca a trovare il tempo per mettere su carta le sue storie. Noi aspettiamo impazienti.








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NOBILI PAROLE, NOBILI ABUSI di Anna Chillon (Editori Smasher) -> Recensione

Autrice:  Anna Chillon
Genere: Storico - Erotico        
Ambientazione: Inghilterra, 1801                    
Pubblicato da:  Editori Smasher, dicembre 2014, pp. 268           
Parte di una serie:   No      
Livello sensualità: ALTISSIMO/Very Hot        
Disponibile ebook?: Si, €3,53

TRAMA: Palazzo Leicerhampton, 1801. Rimasta orfana in giovane età, Dawn prende servizio nella dimora del conte Terence Ibelin Cristopher, venendo pericolosamente a conoscenza dei suoi biechi segreti. Non appena Terence lo scopre decide di imporre alla fanciulla troppo curiosa un crudele compromesso. Dawn deve accettarlo se tiene alla sua vita, ben sapendo che in questo modo finirà tra le grinfie del Padrone, impreparata alla sua impetuosità e al suo terribile fascino. Ed è così che nasce tra i due una relazione che stravolgerà la vita di Terence, portandolo a consumare una lotta nella quale tutto sarà messo a rischio, perfino la vita stessa.
Tutto, pur di possedere la sola cosa autentica che resta.
Possedere lei.

Stabilire di quale genere sia questo romanzo non è semplice. E' senza dubbio uno storico essendo ambientato nel 1801, ma quello che lascia in dubbio è se definirlo semplicemente erotico. Bastano delle scene di sesso a definirlo tale? Beh c'è anche quello, ma rapportato in un modo così "dark" da rendere limitativa a mio parere la definizione. Quello di cui invece ho avuto conferma, avendo già letto e recensito il suo paranormal ALAKIM (vedi qui) è che questa autrice si distingue dalle altre proprio per le sue storie non convenzionali, dark fino a diventare brutali, con personaggi che a volte si fa fatica ad apprezzare, non perché non siamo ben descritti, anzi, ma proprio perché la Chillon non ci risparmia l'aspetto più brutale e duro dei suoi personaggi maschili. Niente sentimentalismi, niente corteggiamenti romantici, eppure una volta iniziato un suo libro l'attenzione viene talmente catapultata nella storia che è difficile staccarsene. Con Nobili parole, Nobili abusianche giunti alla fine ti rimane una sorta di dolorosa soddisfazione che continua a farti pensare e ripensare ai personaggi di cui si è appena terminata di leggere la storia. Il protagonista di questo romanzo è il Conte Terence Ibelin Cristopher un uomo indurito dalle brutture della vita, un assassino senza cuore capace di agire con fredda razionalità e crudeltà. Quando scopre che una delle sue serve addetta alla pulizia del suo studio sa leggere e che ha scoperto i suoi più foschi segreti, ha solo due scelte: o ucciderla o stringere con lei un patto che la leghi a lui corpo e anima.
Dawn Hutchinson è una giovane sedicenne a servizio del conte da quattro anni. Consigliata dal padre morente non ha mai rivelato a nessuno di saper leggere e scrivere per evitare di essere cacciata dal castello, divenuto suo malgrado casa sua. Seppur il conte è un uomo burbero, non ha mai trattato male i suoi servitori, ma le cose cambiano radicalmente per lei quando, rientrato prima da una passeggiata a cavallo, il conte la sorprende a leggere un libro che dovrebbe solo spolverare. La reazione del conte è terrificante, la costringe a confessare (in modo originale) il suo inganno e sentendosi minacciato dalle sue capacità e dalla sua intelligenza, la costringe alla sua totale sottomissione, facendola restare sempre a 'sua' disposizione. Un rapporto iniziato in modo così violento non promette nulla di buono, eppure man mano che i due forzatamente si frequentano, imparano a capire sempre qualcosa in più dell'altro. Dawn in particolare, conoscendone i segreti, apprende l'origine e la motivazione che si nasconde dietro il comportamento del conte e non riesce a fare a meno di fargli presente le sue 'considerazioni'. Considerazioni che costringeranno un titubante conte a 'rivedere' il proprio operato. Giorno dopo giorno Terence si legherà sempre più a Dawn; i loro rapporti non sono romantici, la loro fisicità è violenta, cruda, carnale, psicologicamente distruttiva, eppure la tensione che si avverte in tutto il libro vi farà desiderare di continuare a leggere rendendovi incapaci di trarre un giudizio, incapaci di provare o pietà o disprezzo o tenerezza nei loro confronti, o forse tutti questi sentimenti contemporaneamente.
Libro dai toni forti e per questo affascinante, accattivante, ipnotico. Da leggere.





DA LEGGERE DI ANNA CHILLON
Alakim. Luce dalle Tenebre, 2013 LEGGI QUI la ns recensione 
Nobili parole, nobili abusi (2015)
Solo sua - Raccolta racconti erotici (2015)
Alakim-Le regole del gioco - di prossima pubblicazione


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L'AUTRICE

Anna Chillon nasce a Modena nel 1977, si diploma come ragioniera ed esercita per anni in tale ambito, pur coltivando da sempre il gusto per la scrittura. Di giorno contabile e di notte autrice, spinta dalla voglia di mettersi in gioco, nel 2010 decide di rendere pubblici alcuni scritti tramite un suo blog di racconti che si rivela un successo inaspettato. Da ciò riceve il giusto incentivo per dedicarsi al progetto “Alakim”, un romanzo urban-fantasy che l’appassiona toccandola nel vivo con argomenti quali fede e amore.
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